Complesso e affascinante mondo quello delle Accademie di Belle Arti, dove l’urgenza di “sapere” e di “fare” facilmente genera, in docenti e allievi, la necessità di affrettarsi verso l’esclusiva comprensione del qui ed ora. Questo è spesso il fraintendimento del contemporaneo – o meglio il fraintendimento generato da un certo tipo di critica – che invita a superare velocemente tutto ciò che è passato perché considerato vecchio e quasi negativamente contaminante.
Poi, il contatto con il presente, talvolta in modo del tutto inaspettato, comincia a generare domande più complesse e la padronanza del “come si è fatto per secoli” viene a costituire, finalmente, un insostituibile valore aggiunto alle nuove sperimentazioni.
Tale la ragione dell’esistenza, in questa istituzione, di insegnamenti di pratiche antiche quali le tecniche dell’incisione, la calcografia e i procedimenti di stampa che oggi concorrono a costituire l’anima di questo laboratorio.
Relativamente giovane – se confrontata con quella delle sorelle milanese, romana, napoletana, torinese – la storia dell’Accademia aquilana. Fondamentale è ricordare come la grafica abbia costituito, sin dalla fondazione dell’istituzione nel 1969, un tratto caratterizzante della nostra scuola. Già in occasione del lontano anno accademico 1971-’72 l’insigne maestro Guido Strazza, personalità tra le più sensibili e raffinate della scena artistica italiana, veniva invitato, per chiara fama, ad istituire la cattedra di Tecniche dell’Incisione.
A lui sarebbero succeduti negli anni, spesso in stretta e fattiva collaborazione, i maestri Franco Berdini, oggi fecondamente attivo nell’Accademia di Roma, Ettore Innocente (1934-1987), scenografo ed artista polimaterico, Fabio Bertoni (1942-1994) cui è dedicato il concorso di incisione di Fermignano (Pesaro), Mario Tomasello e, dal 2001, Valter Battiloro.
Testo: Prof.ssa Lucia Masina, docente di Storia dell’Arte

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