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	<title>Work in Progress - Accademia di Belle Arti di L&#039;Aquila &#187; Poesie</title>
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	<description>Sezione progetti dell&#039;Accademia di Belle Arti di L&#039;Aquila</description>
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		<title>La città che voleva volare</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 14:28:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’ho vista dal finestrino di un camper, la città che voleva volare. L’ho sentita e  vista tremare, nella notte. I lampioni che si muovevano, in una danza macabra. L’atmosfera rossastra, infernale. Una polvere sottile ed alta impediva persino di capire cosa non c’era più. Mutato improvvisamente  il profilo , mancavano dei campanili , c’erano dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: left;">L’ho vista dal finestrino di un camper, la città che voleva volare. L’ho sentita e  vista tremare, nella notte. I lampioni che si muovevano, in una danza macabra. L’atmosfera rossastra, infernale. Una polvere sottile ed alta impediva persino di capire cosa non c’era più. Mutato improvvisamente  il profilo , mancavano dei campanili , c’erano dei vuoti ma la notte oscura proteggeva  cullando  la paura. che cresceva e montava come un mal di mare,  il terreno all’improvviso diventato liquido. La paura per i cari, per gli altri, per tutto. <span id="more-3"></span>Una sensazione di perdita dell’equilibrio,  qualcosa di atavico che scatta: contemporaneamente i sensi tutti all’erta e un ottundimento. Con la prima luce dell’alba, l’evidenza del disastro, la colonna sonora delle ambulanze, degli elicotteri , delle sirene, la ricerca spasmodica dei familiari, degli amici.</p>
<p style="text-align: left;">L’aquila, un’aquila con le ali spalancate, la città sopra la collina. Voglio pensarla così, la mia città. Una città sospesa. C’erano, fino a qualche anno fa due aquile in gabbia, dentro una specie di piccola grotta, sulla strada del vecchio ospedale civile. Tutti gli aquilani le ricorderanno. Metafora  e simbolo della città.  Perché questa città , invece deve “restare a terra”, ingabbiata , ferita, ma qui , su questa collina dalla quale ha tentato altre volte di prendere il volo. Non la lasceremo volare. Le cureremo le ali spezzate, le zampe ferite ma solo a patto che resti dov’è prigioniera dei nostri sogni e delle nostre paure, e che la sua gabbia diventi la nostra salvezza. La città sospesa, non la città fantasma. Certo molte vite  perdute, certo le strade tutte vuote, certo le macerie. I sogni custoditi dalle case  anch’esse in frantumi e sbriciolate. I palazzi lesionati e sventrati.</p>
<p style="text-align: left;">E’ stata una via crucis di ricordi, mentre camminavamo in fila indiana in Via Garibaldi, al centro della strada vuota .  e con gli elmetti sulla testa; un pellegrinaggio silenzioso i vigili del fuoco – ragazzi e uomini rudi e gentili, a farci compagnia e a guidarci come si fa con i piccoli scolari a cui si vuole bene , discreti, attenti, vigili; perché  saremmo rimasti ore dentro le case a prendere l’utile e l’inutile, con il rischio di mettere a repentaglio la nostra vita e la loro. Voglio ringraziare Raffaele, un vigile di Pisa. Non so altro di lui. Ma la sua stretta di mano e la reciproca commozione mi basterà per molto. Uno per tutti quelli che in questi giorni ci hanno aiutato, sorretto, capito, ascoltato. Perché in questi momenti si diventa davvero un “ ci” un noi; la mia gente aquilana, fiera e caparbia, che cela le emozioni, nasconde le lacrime e si sottrae alle telecamere, nasconde il dolore o  lo comunica con poche parole.  Tutte le persone che abbiamo incontrato; poche parole, una stretta di mano, la lista dei lutti, la casa, “ tutto bene e adesso dove vai… ?”</p>
<p style="text-align: left;">Tra le tante,  due immagini conservo : una ciabatta impolverata, una sola che qualcuno aveva pietosamente messa  su un muretto e un gatto macilento a cui abbiamo dato dell’acqua.  Ci sarà tempo per i ricordi e per elaborare tutto questo. Non è ancora il momento. Quella ciabatta sapeva di casa e di fuga. Anche lei spaiata e disorientata, anche lei in cerca dell’altra di sé. Manca tutta una parte della mia identità: le cose, gli odori, i rumori e i suoni, le piccole abitudini quotidiane, le certezze. Ma se i simboli hanno un senso, L’Aquila deve restare così com’è nel gonfalone della nostra città. Ferma, con le ali spalancate sulla collina. Incatenata a terra da uomini resi più saggi dal dolore. Fissata con sapienza alla terra,  nei piloni delle sue stanze, nelle fondamenta.</p>
<p style="text-align: left;">Il gatto magro ma vivo, a guardia della casa. Ricostruiremo le case della nostra città. Riempiremo le strade e le finestre, apriremo saracinesche e vetrine. Torneremo, come dopo una lunga transumanza. Siamo abituati alle lunghe attese e a vivere sobriamente.  Voglio dedicare questi pensieri a  tutti quelli che in questo momento soffrono, spaesati, lontani, divisi. A tutti quelli che lottano perché la nostra città resti dov’è e come era.</p>
<p style="text-align: right;">Patrizia Tocci.</p>
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